Fedeli Leo - CULTURLANDIA

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Autori
FEDELI  LEO
BIOGRAFIA



Leo Fedeli è nato a Colonnella (Teramo), vive e lavora a Pescara; medico, è stato per molti anni chirurgo-otorinolaringoiatra presso l’Ospedale Civile. Ha al suo attivo varie pubblicazioni in campo scientifico. Ha ottenuto diversi riconoscimenti anche con la poesia inedita: La solita panchina, Premio speciale della giuria al concorso nazionale "Histonium" (2009); Un angolo di cielo Menzione d'onore "Histonium" (2010); Vita precaria "Histonium" (2012). E' autore dei volumi: Il sole giallo, Edizioni Tracce (2006), Menzione Speciale al Premio Calicanthus; L’aria che tira, Edizioni Tracce (2007), Premio Speciale “Histonium” e Premio AMSI al “Cesare Pavese" (2008); Complice la luna, Edizioni Tracce (2008), Semmai la luna, Edizioni Tracce (2010), Premio speciale della critica al Premio letterario internazionale "Città di Cattolica-Pegasus Literary Awards" IV edizione, Tantoperdire, Pegasus Edition (2016),4°classificato per la narrativa inedita al Premio Internazionale Montefiore. 


 Tantoperdire



Opera che scivola via veloce regalando momenti di pura evasione aprendo nel contempo ad interrogativi profondi, ricordi, elucubrazioni, pensieri, infarciti di ironia, sentimento, humor e perchè no, emozioni.
Un compendio di attualità e di moderna sintesi di un periodo particolare della nostra esistenza, un vero e proprio breakpoint tra passato, presente e futuro dove ritrovarsi e confrontarsi in una magica alchimia di sensazioni mescolate alla consapevole amarezza di aspetti della vita assolutamente non trascurabili. Non mancano riferimenti alla politica ai personaggi del nostro tempo, ai ricordi di fanciullo, alla malinconica consapevolezza del tempo che trascorre.
Un caleidoscopio di colori nel quale è davvero piacevole immergersi.




 Quelle nuvole che

Leo Fedeli, con “quelle nuvole che” propone una raccolta poetica originale e di notevole impatto espressivo, da cui emergono versi densi di significato e di coinvolgenti allegorie.
La cifra stilistica dinamica e l’efficacia icastica delle rappresentazioni evocate offrono suggestioni creative in grado di trasfigurare la quotidianità, nonostante gli offuscamenti che “velano a poco a poco l’azzurro” e “cupi infittiscono / immoti / ed ossessivi come i sogni ricorrenti / una volta suggestivi / ora fantasmi”.
Il fluire del tempo attraverso il “percorso accidentato” dell’esistenza può mutare sentieri e indugi, volontari o forzati, nell’imprevedibile tragitto del vivere, tuttavia “ci può stare” il desiderio “di fermarsi in un posto appartato” e “avvertire / la beata sensazione di credersi / in time-out / sopra le nuvole”, semmai dopo “un giorno per caso / appena migliore”.
Nel segno di una tradizione culturale della quale affiorano i riverberi, le liriche schiudono interrogativi esistenziali costellati di memorie ed esperienze, nell’anelito di “sapere”, seguendo con gli occhi al cielo un “divenire / per ogni dove e senza / mire / in un esodo ingannevole e senza / fine”.
Le nuvole di Fedeli caratterizzano l’umana avventura dei sentimenti, della conoscenza e dell’agire, segnano “con soste e movenze / le fasi delle stagioni / e gli orizzonti / ambiti e cadenze / dello Spazio e del Tempo”.
Le molteplici sembianze della realtà si fanno “inezie” e “lampo / dell’Immenso e dell’Eterno” nell’ordine insondabile e arcano dell’Universo.
Quell’Universo da cui l’uomo attinge e in cui si riconosce con la propria fragilità sotto una volta celeste che, senza nuvole, sarebbe “una landa sacra senza cimeli / e senza fiori / […] un’Ara senza i voti / una Sistina senza i riti e senza monili […] un cielo senza presagi / e senza storie”.

Daniela Quieti



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